Un mare di emozioni lungo la Costa dei Miti
Se
per mito s'intende, come annota il Palazzi: la narrazione
favolosa intorno agli Dei, agli eroi e alle origini di
un popolo, che nasconde per solito, in sé un alto
significato della sapienza antica, mai nome fu più
appropriato di quello di Costa dei Miti. Anzi, per il
tratto di Costa Tirrenica che va da Paestum a Sapri, distendendosi
attraverso Agropoli, Santa Maria e San Marco di Castellabate,
Punta Licosa, Ogliastro Marina, Agnone, Acciaroli, Pioppi,
Casalvelino, Elea-Velia, Ascea, Pisciotta, Palinuro. Camerota,
Punta Infreschi e Scario, c'è di più. C'è
una fusione, mirabile ed irrepetibile, tra passato e futuro,
tra fantastico e reale, tra quotidiano e mitico, tra immanente
e onirico. Uno spettacolo unico, difficilmente descrivibile.
Allora imbarchiamoci e "navighiamo" per grotte
e cale, per spiagge sabbiose e scogli maestosi, tra insenature
che ti sembrano sempre sconosciute anche se le hai già
frequentate, per foci e torri saracene, per tutto quello
che la natura offre e che la storia ricorda: mare da sogno,
ricco di colori ineguagliabili, di pesci e di flora d'eccezione,
ma anche prodigio, ancor oggi, di reperti archeologici,
di "pezzi" d'altri tempi, di relitti di tutte
le civiltà, di testimonianze "vive",
palpitanti, in sincronia con la scienza, con la storia
e con la vita dell'uomo nella sua accezione più
ampia e significativa. Abbandonati i lidi di Paestum,
con alle spalle i templi più famosi e conosciuti
della Magna Graecia, eccoci ad Agropoli, la "cittadella"
della Costa dei Miti, con il suo austero castello che
si staglia sul mare a testimoniare la sua antica origine,
ma anche con le sue graziose villette che le fanno da
corona o con i "palazzoni" che le fanno meritare
il nome di "metropoli del Cilento".
Ma il destino di chi "naviga" si sa è
quello di prendere il largo e allora proseguiamo. Entriamo
nel regno inatteso delle piante marine, dei pesci di grossa
taglia e di raro pregio che qui vivono, che da qui passano
o stazionano e che spesso, fanno la felicità degli
avidi pescatori, professionisti o sportivi che siano.
Siamo a Punta Licosa. Ed eccoci, dopo poco, a Santa Maria
di Castellabate, sede di uno dei pochi parchi ittici nazionali,
dove è vietata la pesca, ma dove le specie più
comuni e quelle più rare, in qualche maniera, si
"mostrano", si fanno studiare, si offrono all'ammirazione,
"sacra" dei competenti e "profana"
di tutti. E dopo Santa Maria, San Marco con il suo porto
commercialmente "molto attivo" e con la sua
tradizione di celeberrimi maestri d'ascia. Poi Agnone,
Acciaroli la civettuola della costa, e Pioppi, una sintesi
inconsueta di incalliti marinai e di raffinati villeggianti
che, insieme, sanno fondersi, familiarizzare, godere.
Il viaggio continua, lo spettacolo si esalta, gli occhi
si "riempiono", le fantasie si infiammano siamo
a Elea-Velia, dove l'archeologia ti avvince mentre i porti
dei Focei, dopo i fasti del tempo che fu, preferiscono
riposare sotto la sabbia e sotto l'acqua.
Poi le "Cale" di Ascea. Una torre saracena,
in alto, una roccia dall'effetto scenografico eccezionale
al centro, delle spiaggette "riservate" al confine
tra mare e terra. Quasi una "sosta" obbligata,
quasi un punto di ristoro d'altri tempi, quasi un confine
posto dalla natura tra uno scenario che si abbandona ed
un altro che se se ne schiude. E i gabbiani, piacevolissime
"hostess", a ricordarti che si va verso un altro
"mondo".
Sono gli scogli appena affioranti a fornirti la diversa
toponomastica del nuovo regno. C'è Fiumicello,
punto di traffici bellici e di misteriosi incontri del
passato, come ti erudiscono i bene informati, e c'è
Marina di Pisciotta, dove ancora oggi si può ammirare
qualche "magazzeno": una sorta di antro scavato
nella roccia che nell'antichità serviva a custodire
le derrate che giungevano dal mare e che dovevano essere
inoltrate nell'entroterra.
Qualche miglio più avanti siamo a Palinuro, il
centro più accorsato del turismo cilentano moderno.
Ma la modernità, in quest'occasione, non ci appartiene,
noi viaggiamo tra mito e storia, tra natura e leggenda
ed eccoci, allora, nella Grotta azzurra, davanti al "Capo",
in mezzo agli strapiombi alla Grotta delle Ossa, al "Coniglio",
alla spiaggia del Buondormire, alla Marinella, alla Foce
del Mingardo, alle vestigia della Molpa. Qui il mito,
le bellezze naturali, la limpidità delle acque,
la piacevolezza delle brezze la fanno da padroni e mettono
in difficoltà chi deve annotare, chi deve "registrare"
per poi raccontare. descrivere illustrare. Il taccuino
non basta, la memoria sembra non poter reggere, lo spazio
disponibile per l'impaginazione diventa insufficiente,
ma il viaggio si arricchisce, comunque, di visioni, di
sensazioni, di "miracoli della natura". Che
fare? Come sintetizzare? Come scrivere senza far torto
ad un "unicum" che si compone di mille e mille
particolari, tutti significativi, tutti inediti, tutti
piacevolissimi per lo spirito, per la cultura e perché
no? per il corpo? Provare per credere.
Tra sogno e realtà, tra esaltazioni e godimenti,
guadagniamo Marina di Camerota il più bel "gioiello"
della collezione cilentana, con il suo isolotto, con la
Calanca, con la sua bellezza selvaggia e mite al tempo
stesso. Chi vi passa chi ha la fortuna di ammirarla non
può non comprendere quanto sia felice la denominazione
di Costa dei Miti. Intanto doppiamo Punta Infreschi e
la storia sembra fermarsi al "passato". Aldilà
della Punta, il porto naturale. A Infreschi , croce e
delizia dei navigatori di un tempo si arriva solo via
mare, ed è pregio esclusivo. Non un bar, non una
costruzione moderna, non una strada, ma soltanto natura,
natura, natura. Di eccezionale bellezza! Ed eccolo, ora,
il Golfo di Policastro, con Scario, Capitello e Sapri.
Altro scenario, altre meraviglie, una baia bellissima
che sembra non finire mai, ma che, a ben guardare, è
naturalmente ben delineata. A Sapri il viaggio sulla Costa
dei Miti si conclude, la "favola" finisce, ma
non senza esser passati prima accanto a quei ruderi che,
con descrizione, appena affiorano le acque e che quasi
sembrano volerti dire: siamo qui a certificarvi, con autorevolezza,
la straordinarietà dell'impresa che avete compiuto.
Il "sogno" si conclude, la routine si risveglia.
Così va la vita.
Testo tratto dal periodico "Cilento" scritto,
da Aldo Fedullo. |